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Semiologia applicata
In questa esposizione mi
domando se sia possibile e che senso possa avere una ricerca semiologica
adattata alla civiltà dell’antico Egitto, in modo più concreto e ristretto,
adeguata ai cosiddetti “testi delle tombe” o “delle piramidi”.
Cioè: una ricerca che veda
tutti i fenomeni di questa specifica cultura come fatti di comunicazione che
diventano comprensibili in riferimento a codici.
Che siano ritrovamenti
archeologici, monumenti, templi, tombe, suppellettili, oggetti comuni, disegni
murari, geroglifici su papiri, sito geografico, clima ecc., non costituisce
oggetto di discussione. “la ricerca semiologica si trova sfidata da quelle
comunicazioni che sembrano naturali, immotivate, analogiche e spontanee e più
ancora da quei fatti di cultura il cui fine primario non sembra la
comunicazione, come una costruzione abitativa, un tempio, un bastone da
lavandaio o un sistema di rapporti sociali o regole di una religione.
Se la ricerca semiologica
dovrà riferirsi con insistenza alle scoperte degli archeologi, dei decifratori,
dei teorici di quella cultura, tuttavia i suoi strumenti non possono ridursi né
a quelli degli archeologi né a quelli dell’informazione pura e semplice.
“Qui si verifica una
contestazione possibile: il non visto si applicherebbe non a un nuovo soggetto,
ma a un vecchio oggetto sotto nuovo profilo.
E’ un po’ come se Tolomeo
avesse contestato a Galileo di star studiando esattamente lo stesso Sole e la
stessa Terra dell’astronomia classica, salvo la piccola e burocratica
variazione di voler considerare la Terra in rapporto al Sole anziché il Sole in
rapporto alla Terra.
Ora, può darsi che
l’apporto semiologico non attui una gran rivoluzione, ma la rivoluzione vuol
essere modestamente Copernicana”.
Nel dubbio che qualche
lettore non conosca o non ricordi ben il contenuto e le parti che costituiscono
l’argomento, espressi in maniera molto chiara nel libro “La struttura assente”,
procederò di pari passo con il testo di U. Eco, almeno per i primi capitoli, in
modo da fornire un minimo di strumenti comuni a chi si appassionerà a questa
ricerca.
Mi sono preso la libertà
di adattare direttamente il bagaglio, necessario a comprendere in generale i
meccanismi della comunicazione, all’argomento particolare che mi propongo di
affrontare.
Per un’indagine pratica
dei testi antichi ho dovuto creare un’analisi semantica strutturale basata
sull’elaborazione del “sema”.
Tra le mille possibilità a
disposizione ho scelto e adottato uno specchietto tratto dal libro “Gli
indoeuropei e le Acque” di Franco Rendich.
Nella sua ricerca l’autore
si propone “di dimostrare che il sanscrito e il latino sono derivati da una
lingua madre, definita come indoeuropeo, che conferisce un preciso significato
ai suoni delle consonanti e delle vocali, considerate dai grammatici come vere
e proprie radici primarie, e che per esprimere le innumerevoli azioni e vicende
umane, raggruppava tali suoni seguendo rigorosi criteri logici”.
Con il trascorrere dei
secoli queste regole sono state abbandonate e irrimediabilmente perdute, sia
come uso che come memoria; tanto che oggi si sostiene che una sana etimologia
non ha nulla da spartire con il suono.
Noi invece partiremo
proprio dal suono dal suo significato e dalla sua rappresentazione più
essenziale.
TABELLA DI FRANCO RENDICH
A = avvio dell’azione o suo compimento
I - Y = moto continuo
U- W = stasi concentrazione
R = muovere verso, raggiungere, giungere
K =
moto curvilineo
G =
moto tortuoso
C = moto circolare
T =
moto tra due punti
D = luce
N = acqua
P = purificazione
M = limite
V = separazione
S = vicinanza
H = spostamento
J = moto diritto in avanti
Questa tabella di base
verrà man mano arricchita, nella nostra ricerca, con concetti più complicati,
per esempio:
T = attraversare. Che praticamente è il
moto tra due o più punti
S = legame, trattenere. Entrambi indicano
una vicinanza forzata. Ecc..
Le ragioni che mi hanno
indotto a realizzare il lavoro in questo modo sono quelle di dover affrontare
argomenti al limite della leggenda e della fantascienza con parole e
spiegazioni logiche accettabili.
Il pericolo e lo sforzo
maggiore l’ho trovato nel tentativo di spiegare situazioni inesplorate con un
linguaggio vecchio e inappropriato, in alcuni casi non esistono, nel nostro
vocabolario, i termini che esprimono i concetti. In questi casi opero uno o più
paragoni per dare un’idea di ciò che intendo dire, anche se in modo poco
esauriente.
Non intendo indagare in
modo completo ogni possibile via che si presenti, ma mi propongo di fornire un
metodo che serva come matrice a ogni lettore che voglia trasformarsi in un
possibile ricercatore e trovare così le proprie risposte in autonomia.
SDS