L’informazione
1. Abbiamo detto che
la trasmissione di un segnale si basa su di una scelta alternativa di
opposizione, questa scelta viene chiamata informazione.
Quando noi sappiamo quale tra due eventi si verificherà
abbiamo una informazione. Si suppone
che i due eventi abbiano eguale probabilità di avverarsi, e che pertanto
la nostra ignoranza rispetto alla disgiunzione di probabilità sia
totale. La probabilità è il rapporto tra il numero dei casi
favorevoli a che l’evento si verifichi e il numero dei casi possibili.
Nel momento in cui DHwty decide di inviare un messaggio sa
cosa inviare, siamo noi nella posizione di riceventi che non sappiamo cosa accade al tempo di
DHwty e pertanto siamo tenuti a lasciare aperta ogni possibilità. Rimane il fatto che DHwty abbia inviato non
uno ma 42 testi, ossia 42 casi possibili.
I casi possibili sono legati alla struttura stessa di ciò
che prendo in considerazione, per esempio:
·
Una moneta = 2 facce = 2 probabilità
·
Un dado = 6 facce = 6 probabilità, due dadi = 12 facce ma 36
probabilità
·
Una scacchiera = 64 probabilità per una mossa.
La relazione tra una serie di eventi e la serie di
probabilità connesse è il rapporto tra una progressione aritmetica e una
progressione geometrica, e la seconda serie rappresenta il logaritmo della
prima.
Questo meccanismo può essere spiegato meglio dallo schema
riprodotto qui sotto, che… ci mostra come dati 8 eventi dei quali non si può
dire l’occorrenza poiché hanno eguali probabilità di avverarsi,
l’individuazione di uno di essi mediante scelte binarie implica 3 movimenti di
scelta, 3 opzioni, 3 alternative.
La teoria dell’informatica chiama unità di informazione o bit l’unità di disgiunzione binaria che
serve ad individuare una alternativa. Si dirà allora che nel caso dell’individuazione
di uno tra 8 elementi ho ricevuto 3 bit di informazione, nel caso dei 64
elementi avrò ricevuto 6 bit. Col metodo della disgiunzione è possibile
individuare un evento tra un numero infinito di eventi possibili. Basta
procedere con costanza in una serie di biforcazioni successive, eliminando via
via le alternative che si presentano.
Teniamo presente che i computer funzionano sulla semplice
disgiunzione binaria e possono compiere le più svariate operazioni utilizzando
l’algebra di Boole.
2. Le recenti ricerche
linguistiche ci suggeriscono l’idea che anche a livello di lingua verbale
l’informazione sorga per disgiunzione binaria. Preferisco non affrontare ora
questo argomento per non complicare ulteriormente i concetti, lo pongo solo per
rilevarne l’esistenza.
3. …il valore informazione
non va identificato con la nozione
che mi viene comunicata, anche perché nella teoria dell’informazione il
significato di ciò che mi viene comunicato…non conta. Per la teoria
dell’informazione conta il numero di alternative necessarie a definire l’evento
senza ambiguità. E contano le alternative che alla fonte si presentano come
con-possibili. L’informazione non è tanto ciò che viene detto, ma ciò che può
essere detto. L’informazione è la misura di una possibilità di scelta nella
selezione di un messaggio.
Il fatto che l’evento tra quelli possibili sia un mobile,
una scritta, un sarcofago o il DNA della mummia per il momento non conta. Anzi più diversificazioni ci sono alla
partenza, più informazioni ricevo. L’attenzione
viene posta su quanti bit ho a disposizione al momento di trasmettere, 8 bit
sono più di 3, nel primo caso informa di più perché alla fonte c’era più
incertezza circa la scelta che sarebbe stata effettuata. Per fare un esempio facile e comprensibile prendiamo
una gara ciclistica: il Giro d’Italia, con l’iscrizione alla partenza di un
solo ciclista non ci sarebbe gara, con l’iscrizione di una squadra ci sarebbe
un po’ di gara, con l’iscrizione di più squadre la gara si fa più avvincente ed
incerta, comunque vincerà un solo ciclista e si saprà solo a fine corsa. Noi
ora con la nostra ricerca siamo al momento dell’iscrizione, più probabilità si
creano, più informazioni si riceveranno. Si può per esempio prendere in
considerazione la forma delle stanze di DHwty e dire che la camera G della KV
34 ha la forma della cartuccia o del cartiglio, che sulle pareti di essa è
dipinto il libro dell’Amduat, ossia il libro delle ore e che infine la
successione delle ore segue questo schema: 1°, 2°, 3°, 4°, 7°, 8°, 9°, 10°, 11°,
12°, 5°, 6°. Qui dovrebbe accendersi la famosa lampadina, non conosco ancora
cosa voglia dire, ma per ora mi basta riconoscere un segnale e prenderlo in
considerazione.
L’informazione rappresenta la libertà di scelta che si ha nel
costruire un messaggio e quindi va considerata una proprietà statistica della
sorgente dei messaggi. In altri termini
l’informazione è quel valore di equiprobabilità tra molti elementi combinabili.
Supponiamo che le stanze di DHwty mettano in gioco n milioni
di eventi equiprobabili, chi ricevesse un messaggio da una sorgente del genere,
riceverebbe, individuando un evento tra gli n milioni possibili, molti bit di
informazioni; ma è evidente che l’informazione ricevuta rappresenterebbe già
una riduzione, un impoverimento di quella sterminata ricchezza di scelte
possibili che esisteva alla fonte, prima che l’evento fosse scelto, e il
messaggio emesso.
L’informazione misura dunque una situazione di
equiprobabilità, di distribuzione statistica uniforme che esiste alla fonte; e
questo valore statistico è quello che i teorici dell’informazione, desumendolo
dalla termodinamica, chiamano entropia.
Infatti l’entropia di un sistema è lo stato di equiprobabilità a cui tendono i
suoi elementi. L’entropia è altrimenti identificata come uno stato di
disordine, nel senso in cui l’ordine è un sistema di probabilità che si
introduce nel sistema per poterne prevedere l’andamento.
Ora, se tutte le lettere dell’alfabeto formabili con la
tastiera di un computer costituiscono un sistema di altissima entropia, avremo
una situazione di informazione massima.
I messaggi possibili, in una pagina, compresi gli spazi, sono espressi da un numero di 2895
cifre.
L’informazione alla fonte, come libertà di scelta, è
notevole, ma la possibilità di trasmettere questa informazione possibile,
individuandovi un messaggio compiuto, diventa assai difficile.
4. Interviene qui la funzione ordinatrice del
codice… Si introduce nella situazione di equiprobabilità della fonte un sistema
di probabilità: certe combinazioni sono possibili e altre meno. L’informazione
della fonte diminuisce, la possibilità di trasmettere messaggi aumenta…Ora un
messaggio che debba essere selezionato tra un numero altissimo di combinazioni,
risulterebbe molto comunicativo, ma sarebbe intrasmissibile perché
richiederebbe troppe scelte binarie e le scelte binarie hanno un costo…Quindi,
perché la trasmissione sia possibile, si possano formare messaggi, occorre
ridurre i valori delle scelte e dei simboli. E’ più facile trasmettere
un messaggio che deve fornirmi informazioni su un sistema di elementi le cui
combinazioni sono rette da un sistema di possibilità prefissate. Le alternative
sono minori, più facile la comunicazione… Il codice rappresenta un sistema di probabilità sovrapposto alla
equiprobabilità del sistema di partenza, per permettere di dominarlo
comunicativamente.
Per tornare all’esempio della tastiera il mio messaggio non
può contemplare la sequenza wxwxxxhzsx perché il codice della lingua italiana non lo ammette.
Definiremo, per concludere, il codice come il sistema che stabilisce:
1.
Un repertorio di simboli che si distinguono per
opposizione reciproca.
2.
Le loro regole di combinazione.
3.
Eventualmente la corrispondenza di termine a
termine tra ogni simbolo e un dato significato.
Senza che il codice debba possedere assieme queste tre
caratteristiche.
Nel 1972 e 1973
fu posizionata a bordo delle sonde Pioneer 10 e 11 una placca commemorativa, per ciascuna
delle due sonde.
La “placca dei
Pioneer”, così veniva chiamata, era di alluminio anodizzato con oro, e mostrava
l’immagine di un uomo e di una donna nudi attorniati da vari simboli e disegni
che avevano lo scopo di fornire informazioni sui costruttori e sul luogo di
provenienza delle sonde stesse.
Si trattava di
una sorta di messaggio in bottiglia lanciato nell’oceano dell’universo,
il tipo di messaggio può essere sintetizzato così: “noi siamo qui, siamo fatti
in questo modo e abbiamo questo livello di conoscenze; lì c’è qualcuno?”
Non è il primo,
né l’unico messaggio inviato dagli umani nello spazio, ma queste targhette si
prestano più di altro materiale ad un continuo paragone tra un oggetto conosciuto
e le stanze di DHwty che io ritengo abbiano un scopo simile.
Placca dei
Pioneer
L’aspetto della
placca che trovo interessante è il contenuto di immagini e simboli. Sappiamo che non si tratta di un prodotto
estetico, eseguito da un artista per essere fruito dal proprietario o da più
osservatori; ma che si tratta piuttosto di informazioni scientifiche destinate
a scienziati. Se mostrassimo la
targhetta alla gente comune verrebbero riconosciuti immediatamente l’uomo e la
donna qualcuno arriverebbe anche a individuare la grafica dei pianeti del
sistema solare, il resto è per addetti ai lavori nel campo specifico.
In altre parole
la fonte dello scritto è la scienza, il destinatario è un eventuale scienziato
di pari livello.
Ritengo che
qualcosa di simile sia avvenuto sulla terra tra una civiltà passata molto
avanzata, entrata in crisi per straordinari eventi imprevisti o per normale
decorrenza del tempo, e la nostra odierna civiltà. In particolare mi riferisco
alla civiltà Egizia antica e al bagaglio di informazioni derivanti dalla sua
strana scrittura composta da disegnini.
Per continuare
il paragone col le targhette sopra citate, potremmo dire che il messaggio in
bottiglia lanciato nel mare della storia potrebbe essere: “Gli ultimi
strascichi della nostra civiltà stanno per esaurirsi, abbiamo messo in opera un complesso piano per fermare e tramandare le
informazioni del nostro sapere, spero che vi possano servire, fatene buon uso”.
Il testo che
prenderò in esame è solo il primo capitolo, come ho già accennato in
precedenza, la prima ora, del libro del Duat, ma per giustificare quello che ho
appena proposto cito la parte finale dell’ultima ora nella traduzione di Boris
de Rachewiltz da “Il libro egizio degli inferi”.
“Chi ha fatto questa immagine a similitudine di quella che è
nell’occulto del Duat, senza vedere né distinguere, chi conosce queste immagini
misteriose, è nello stato di Akh ben munito: egli esce ed entra nel Duat, egli
parla ai viventi, in verità, un milione di volte”.
L’autore dà un
taglio esoterico al suo libro, io cerco di separare il commento dalle
informazioni certe e di darne un senso scientifico o fanta-scientifico.
In questo caso
prendo atto che esistono persone che conoscono e sono nello stato di Akh, vedremo
in seguito cosa significa, e che non sono più in grado di disegnare fisicamente
la loro conoscenza, hanno quindi bisogno di disegnatori che sappiano copiare (a
similitudine) le immagini anche se ignorano il reale significato (senza vedere
né distinguere).
Gli Egiziani
possedevano tre tipi di scrittura: il geroglifico, il demotico e lo ieratico.
Tendo ad escludere dalla mia analisi il demotico e lo ieratico perché la fonte
e il destinatario di tali scritture si esaurisce nei compiti della quotidianità
dei nobili, dei soldati, dei commercianti e della gente comune. Prendo in esame solo i geroglifici perché
appartengono ai sacerdoti, ai saggi, e ai templi.
La mia ipotesi è
che la fonte dei geroglifici sia la scienza, i destinatari sacerdoti-saggi
siano gli scienziati.
Plotino (Enneadi
V,8,6)
Quando i
Sapienti egiziani intendono designare le cose con saggezza:
“non si servono di lettere che si sviluppano in discorsi e in
proposizioni e che rappresentano suoni e parole : essi disegnano immagini, di
cui ciascuna è quella di una cosa distinta; le incidono sulle pareti dei templi
per designare tutti i dettagli di quella cosa; ogni segno inciso è dunque una
scienza, una sapienza, una cosa reale, non un ragionamento o una
deliberazione.”
Formuliamo un
esempio tra la placca Pioneer e un geroglifico egiziano appropriato, in modo da
creare un aggancio concreto.
Nella parte
bassa della placca viene rappresentato il nostro sistema solare, così come
siamo abituati a vederlo nei testi scolastici.
Si parte dal
sole e man mano sulla stessa linea vengono posizionati i pianeti: Mercurio,
Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno, Plutone. Il Sole è il cerchio più grande e i pianeti
sono cerchi via via proporzionati alla loro grandezza rispetto al Sole. Il numero
binario vicino ai pianeti segna le loro relative distanze dal Sole.
Viene anche
mostrata una piccola sonda, che rappresenta la sonda Pioneer, e una linea per
indicare il pianeta di partenza e la traiettoria seguita per uscire dal sistema
solare.
Gli scienziati
astronomi di oggi riterrebbero comunque errate alcune indicazioni: Plutone non
viene più considerato come un pianeta, ma è stato declassato a poco più di un
asteroide, nel diagramma vengono riportati solo gli anelli di Saturno, mentre
noi oggi sappiamo che anche Giove, Urano e Nettuno hanno i loro anelli.
Con questo
voglio sottolineare che se non si hanno pari conoscenze si rischia comunque di
non intendersi , a maggior ragione questa disparità di vedute viene amplificata
tra chi non si conosce e non si vede. Per poter procedere si deve assumere un
atteggiamento di larghe vedute e tener conto delle diversità, questo compito lo
affido al termine “simile”.
Nella scrittura
geroglifica il simbolo N15 della lista Gardiner potrebbe essere l’equivalente parziale
del messaggio della placca riferito alla struttura del sistema solare:
Con i caratteri
romani si scrive DW3T – si pronuncia
DUAT – rappresenta una stella Marina chiusa dentro un cerchio – significa aldilà,
regno dei morti, inferi ossia livello del trasmettitore -2 = livello mediamente
inferiore.
Tutto ciò è vero
nel senso comune del termine, mentre in alcuni specifici testi potrebbe fornire
informazioni scientifiche di astronomia.
Il cerchio al
centro, quello piccolo, rappresenta il Sole, ogni braccio della stella l’orbita
di un pianeta che ruota intorno al Sole, quindi 5 pianeti detti di tipo
terrestre: Mercurio, Venere, Terra, Luna, Marte.
La rotta di ogni
pianeta è ellittica, indipendente, non incrocia mai altri pianeti, si avvicina
e si allontana dal Sole. Il cerchio
grande rappresenta la Fascia degli asteroidi.
Come nella
placca anche qui ci sono delle imprecisioni rispetto a quello che oggi
sappiamo, in particolare la Luna non è considerata un pianeta, ma come
satellite della Terra.
Gli elementi di
rilievo che saltano subito all’occhio nel confronto tra la placca dei Pioneer e
le stanza di DHwty è che entrambi usano i disegni e non un linguaggio
alfabetico, l’unico linguaggio usato nella placca è quello matematico binario.
Le nozioni astronomiche fornite sono simili, ma non identiche, per questo
possiamo sostenere che si tratti di due civiltà simili di livello, ma che si
sono sviluppate con modalità e forme di rappresentazione diverse. Esistono
altre diversità che ritengo appartengano alla sfera delle categorie create dai
nostri e dai loro scienziati. L’universo esiste comunque indipendentemente
dalle categorie, queste sono solo un modo per capire. Plutone comunque esiste,
che sia considerato pianeta o asteroide.
Abbiamo portato il livello del galleggiante – trasmettitore ai segnale
di livello 0 = civiltà di pari livello.
Quando tracciamo
un’ipotetica linea del tempo riusciamo a posizionare su di essa la civiltà
egizia antica in un epoca ben precisa e per una durata conosciuta, ma non compare
traccia di una civiltà anteriore pari o simile all’ attuale nostro livello
scientifico. Anzi i primi Egiziani erano
molto vicini all’età della pietra, per cui si è portati ad escludere a priori
qualsiasi possibilità di civiltà avanzata nel periodo anteriore, tanto più che
gli archeologi non hanno trovato nessun reperto concreto che potesse sostenere
questa tesi. In altre parole non è possibile che una civiltà avanzata esistesse
contemporaneamente o precedentemente al tempo degli Egizi.
Tuto ciò che
posso permettermi è “ipotizzare” sulla base dei reperti archeologici e
considerare alcuni di questi come l’opportunità di decifrare un messaggio in
bottiglia che i saggi sacerdoti egizi hanno cercato in tutti i modi di scrivere
e conservare affinché arrivasse fino a noi, o meglio affinché arrivasse ad una
civiltà in grado di capire ed è esattamente questo che fa alzare o abbassare
l’asticella del livello.
Per continuare
la mia ricerca devo saltare il fossato che divide la scienza dalla
fantascienza, l’archeologia dalla fantarcheologia.