mercoledì 2 gennaio 2019

Semiologia - L'informazione

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L’informazione


1. Abbiamo detto che la trasmissione di un segnale si basa su di una scelta alternativa di opposizione, questa scelta viene chiamata informazione.
Quando noi sappiamo quale tra due eventi si verificherà abbiamo una informazione. Si suppone che i due eventi abbiano eguale probabilità di avverarsi, e che pertanto la nostra ignoranza rispetto alla disgiunzione di probabilità sia totale. La probabilità è il rapporto tra il numero dei casi favorevoli a che l’evento si verifichi e il numero dei casi possibili.
Nel momento in cui DHwty decide di inviare un messaggio sa cosa inviare, siamo noi nella posizione di riceventi  che non sappiamo cosa accade al tempo di DHwty e pertanto siamo tenuti a lasciare aperta ogni possibilità.  Rimane il fatto che DHwty abbia inviato non uno ma 42 testi, ossia 42 casi possibili.
I casi possibili sono legati alla struttura stessa di ciò che prendo in considerazione, per esempio:
·         Una moneta = 2 facce = 2 probabilità
·         Un dado = 6 facce  = 6 probabilità, due dadi = 12 facce ma 36 probabilità
·         Una scacchiera = 64 probabilità per una mossa.
La relazione tra una serie di eventi e la serie di probabilità connesse è il rapporto tra una progressione aritmetica e una progressione geometrica, e la seconda serie rappresenta il logaritmo della prima.
Questo meccanismo può essere spiegato meglio dallo schema riprodotto qui sotto, che… ci mostra come dati 8 eventi dei quali non si può dire l’occorrenza poiché hanno eguali probabilità di avverarsi, l’individuazione di uno di essi mediante scelte binarie implica 3 movimenti di scelta, 3 opzioni, 3 alternative.

La teoria dell’informatica chiama unità di informazione o bit l’unità di disgiunzione binaria che serve ad individuare una alternativa. Si dirà allora che nel caso dell’individuazione di uno tra 8 elementi ho ricevuto 3 bit di informazione, nel caso dei 64 elementi avrò ricevuto 6 bit. Col metodo della disgiunzione è possibile individuare un evento tra un numero infinito di eventi possibili. Basta procedere con costanza in una serie di biforcazioni successive, eliminando via via le alternative che si presentano.
Teniamo presente che i computer funzionano sulla semplice disgiunzione binaria e possono compiere le più svariate operazioni utilizzando l’algebra di Boole.
  
2. Le recenti ricerche linguistiche ci suggeriscono l’idea che anche a livello di lingua verbale l’informazione sorga per disgiunzione binaria. Preferisco non affrontare ora questo argomento per non complicare ulteriormente i concetti, lo pongo solo per rilevarne l’esistenza.
  
3. …il valore informazione non va identificato con la nozione che mi viene comunicata, anche perché nella teoria dell’informazione il significato di ciò che mi viene comunicato…non conta. Per la teoria dell’informazione conta il numero di alternative necessarie a definire l’evento senza ambiguità. E contano le alternative che alla fonte si presentano come con-possibili. L’informazione non è tanto ciò che viene detto, ma ciò che può essere detto. L’informazione è la misura di una possibilità di scelta nella selezione di un messaggio.
Il fatto che l’evento tra quelli possibili sia un mobile, una scritta, un sarcofago o il DNA della mummia per il momento non conta.  Anzi più diversificazioni ci sono alla partenza, più informazioni ricevo.  L’attenzione viene posta su quanti bit ho a disposizione al momento di trasmettere, 8 bit sono più di 3, nel primo caso informa di più perché alla fonte c’era più incertezza circa la scelta che sarebbe stata effettuata. Per  fare un esempio facile e comprensibile prendiamo una gara ciclistica: il Giro d’Italia, con l’iscrizione alla partenza di un solo ciclista non ci sarebbe gara, con l’iscrizione di una squadra ci sarebbe un po’ di gara, con l’iscrizione di più squadre la gara si fa più avvincente ed incerta, comunque vincerà un solo ciclista e si saprà solo a fine corsa. Noi ora con la nostra ricerca siamo al momento dell’iscrizione, più probabilità si creano, più informazioni si riceveranno. Si può per esempio prendere in considerazione la forma delle stanze di DHwty e dire che la camera G della KV 34 ha la forma della cartuccia o del cartiglio, che sulle pareti di essa è dipinto il libro dell’Amduat, ossia il libro delle ore e che infine la successione delle ore segue questo schema: 1°, 2°, 3°, 4°, 7°, 8°, 9°, 10°, 11°, 12°, 5°, 6°. Qui dovrebbe accendersi la famosa lampadina, non conosco ancora cosa voglia dire, ma per ora mi basta riconoscere un segnale e prenderlo in considerazione.
L’informazione rappresenta la libertà di scelta che si ha nel costruire un messaggio e quindi va considerata una proprietà statistica della sorgente dei messaggi.  In altri termini l’informazione è quel valore di equiprobabilità tra molti elementi combinabili.
Supponiamo che le stanze di DHwty mettano in gioco n milioni di eventi equiprobabili, chi ricevesse un messaggio da una sorgente del genere, riceverebbe, individuando un evento tra gli n milioni possibili, molti bit di informazioni; ma è evidente che l’informazione ricevuta rappresenterebbe già una riduzione, un impoverimento di quella sterminata ricchezza di scelte possibili che esisteva alla fonte, prima che l’evento fosse scelto, e il messaggio emesso.
L’informazione misura dunque una situazione di equiprobabilità, di distribuzione statistica uniforme che esiste alla fonte; e questo valore statistico è quello che i teorici dell’informazione, desumendolo dalla termodinamica, chiamano entropia. Infatti l’entropia di un sistema è lo stato di equiprobabilità a cui tendono i suoi elementi. L’entropia è altrimenti identificata come uno stato di disordine, nel senso in cui l’ordine è un sistema di probabilità che si introduce nel sistema per poterne prevedere l’andamento.
Ora, se tutte le lettere dell’alfabeto formabili con la tastiera di un computer costituiscono un sistema di altissima entropia, avremo una situazione di informazione massima.
I messaggi possibili, in una pagina, compresi  gli spazi, sono espressi da un numero di 2895 cifre.
L’informazione alla fonte, come libertà di scelta, è notevole, ma la possibilità di trasmettere questa informazione possibile, individuandovi un messaggio compiuto, diventa assai difficile.

4. Interviene qui la funzione ordinatrice del codice… Si introduce nella situazione di equiprobabilità della fonte un sistema di probabilità: certe combinazioni sono possibili e altre meno. L’informazione della fonte diminuisce, la possibilità di trasmettere messaggi aumenta…Ora un messaggio che debba essere selezionato tra un numero altissimo di combinazioni, risulterebbe molto comunicativo, ma sarebbe intrasmissibile perché richiederebbe troppe scelte binarie e le scelte binarie hanno un costo…Quindi, perché la trasmissione sia possibile, si possano formare messaggi, occorre ridurre i valori delle scelte e dei simboli. E’ più facile trasmettere un messaggio che deve fornirmi informazioni su un sistema di elementi le cui combinazioni sono rette da un sistema di possibilità prefissate. Le alternative sono minori, più facile la comunicazione… Il codice rappresenta un sistema di probabilità sovrapposto alla equiprobabilità del sistema di partenza, per permettere di dominarlo comunicativamente.
Per tornare all’esempio della tastiera il mio messaggio non può contemplare la sequenza wxwxxxhzsx perché il codice della lingua italiana non lo ammette.
Definiremo, per concludere, il codice come il sistema che stabilisce:
1.       Un repertorio di simboli che si distinguono per opposizione reciproca.
2.       Le loro regole di combinazione.
3.       Eventualmente la corrispondenza di termine a termine tra ogni simbolo e un dato significato.
Senza che il codice debba possedere assieme queste tre caratteristiche.

Nel 1972 e 1973 fu posizionata a bordo delle sonde Pioneer  10 e 11 una placca commemorativa, per ciascuna delle due sonde.
La “placca dei Pioneer”, così veniva chiamata, era di alluminio anodizzato con oro, e mostrava l’immagine di un uomo e di una donna nudi attorniati da vari simboli e disegni che avevano lo scopo di fornire informazioni sui costruttori e sul luogo di provenienza delle sonde stesse.
Si trattava di una sorta di messaggio in bottiglia lanciato nell’oceano dell’universo, il tipo di messaggio può essere sintetizzato così: “noi siamo qui, siamo fatti in questo modo e abbiamo questo livello di conoscenze; lì c’è qualcuno?”
Non è il primo, né l’unico messaggio inviato dagli umani nello spazio, ma queste targhette si prestano più di altro materiale ad un continuo paragone tra un oggetto conosciuto e le stanze di DHwty che io ritengo abbiano un  scopo simile.

 
Placca dei Pioneer

L’aspetto della placca che trovo interessante è il contenuto di immagini e simboli.  Sappiamo che non si tratta di un prodotto estetico, eseguito da un artista per essere fruito dal proprietario o da più osservatori; ma che si tratta piuttosto di informazioni scientifiche destinate a scienziati.  Se mostrassimo la targhetta alla gente comune verrebbero riconosciuti immediatamente l’uomo e la donna qualcuno arriverebbe anche a individuare la grafica dei pianeti del sistema solare, il resto è per addetti ai lavori nel campo specifico.
In altre parole la fonte dello scritto è la scienza, il destinatario è un eventuale scienziato di pari livello.

Ritengo che qualcosa di simile sia avvenuto sulla terra tra una civiltà passata molto avanzata, entrata in crisi per straordinari eventi imprevisti o per normale decorrenza del tempo, e la nostra odierna civiltà. In particolare mi riferisco alla civiltà Egizia antica e al bagaglio di informazioni derivanti dalla sua strana scrittura composta da disegnini.
Per continuare il paragone col le targhette sopra citate, potremmo dire che il messaggio in bottiglia lanciato nel mare della storia potrebbe essere: “Gli ultimi strascichi della nostra civiltà stanno per esaurirsi, abbiamo messo in opera un complesso piano per fermare e tramandare le informazioni del nostro sapere, spero che vi possano servire, fatene buon uso”.

Il testo che prenderò in esame è solo il primo capitolo, come ho già accennato in precedenza, la prima ora, del libro del Duat, ma per giustificare quello che ho appena proposto cito la parte finale dell’ultima ora nella traduzione di Boris de Rachewiltz da “Il libro egizio degli inferi”.

“Chi ha fatto questa immagine a similitudine di quella che è nell’occulto del Duat, senza vedere né distinguere, chi conosce queste immagini misteriose, è nello stato di Akh ben munito: egli esce ed entra nel Duat, egli parla ai viventi, in verità, un milione di volte”.
L’autore dà un taglio esoterico al suo libro, io cerco di separare il commento dalle informazioni certe e di darne un senso scientifico o fanta-scientifico.
In questo caso prendo atto che esistono persone che conoscono e sono nello stato di Akh, vedremo in seguito cosa significa, e che non sono più in grado di disegnare fisicamente la loro conoscenza, hanno quindi bisogno di disegnatori che sappiano copiare (a similitudine) le immagini anche se ignorano il reale significato (senza vedere né distinguere).
Gli Egiziani possedevano tre tipi di scrittura: il geroglifico, il demotico e lo ieratico. Tendo ad escludere dalla mia analisi il demotico e lo ieratico perché la fonte e il destinatario di tali scritture si esaurisce nei compiti della quotidianità dei nobili, dei soldati, dei commercianti e della gente comune.  Prendo in esame solo i geroglifici perché appartengono ai sacerdoti, ai saggi, e ai templi.
La mia ipotesi è che la fonte dei geroglifici sia la scienza, i destinatari sacerdoti-saggi siano gli scienziati.
Plotino (Enneadi V,8,6)
Quando i Sapienti egiziani intendono designare le cose con saggezza:
“non si servono di lettere che si sviluppano in discorsi e in proposizioni e che rappresentano suoni e parole : essi disegnano immagini, di cui ciascuna è quella di una cosa distinta; le incidono sulle pareti dei templi per designare tutti i dettagli di quella cosa; ogni segno inciso è dunque una scienza, una sapienza, una cosa reale, non un ragionamento o una deliberazione.”
Formuliamo un esempio tra la placca Pioneer e un geroglifico egiziano appropriato, in modo da creare un aggancio concreto.
Nella parte bassa della placca viene rappresentato il nostro sistema solare, così come siamo abituati a vederlo nei testi scolastici.
 
Si parte dal sole e man mano sulla stessa linea vengono posizionati i pianeti: Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno, Plutone.  Il Sole è il cerchio più grande e i pianeti sono cerchi via via proporzionati alla loro grandezza rispetto al Sole. Il numero binario vicino ai pianeti segna le loro relative distanze dal Sole.
Viene anche mostrata una piccola sonda, che rappresenta la sonda Pioneer, e una linea per indicare il pianeta di partenza e la traiettoria seguita per uscire dal sistema solare.
Gli scienziati astronomi di oggi riterrebbero comunque errate alcune indicazioni: Plutone non viene più considerato come un pianeta, ma è stato declassato a poco più di un asteroide, nel diagramma vengono riportati solo gli anelli di Saturno, mentre noi oggi sappiamo che anche Giove, Urano e Nettuno hanno i loro anelli.
Con questo voglio sottolineare che se non si hanno pari conoscenze si rischia comunque di non intendersi , a maggior ragione questa disparità di vedute viene amplificata tra chi non si conosce e non si vede. Per poter procedere si deve assumere un atteggiamento di larghe vedute e tener conto delle diversità, questo compito lo affido al termine “simile”.

Nella scrittura geroglifica il simbolo N15 della lista Gardiner potrebbe essere l’equivalente parziale del messaggio della placca riferito alla struttura del sistema solare:

 

Con i caratteri romani si scrive  DW3T – si pronuncia DUAT – rappresenta una stella Marina chiusa dentro un cerchio – significa aldilà, regno dei morti, inferi ossia livello del trasmettitore -2 = livello mediamente inferiore.
Tutto ciò è vero nel senso comune del termine, mentre in alcuni specifici testi potrebbe fornire informazioni scientifiche di astronomia.
Il cerchio al centro, quello piccolo, rappresenta il Sole, ogni braccio della stella l’orbita di un pianeta che ruota intorno al Sole, quindi 5 pianeti detti di tipo terrestre: Mercurio, Venere, Terra, Luna, Marte.
La rotta di ogni pianeta è ellittica, indipendente, non incrocia mai altri pianeti, si avvicina e si allontana dal Sole.  Il cerchio grande rappresenta la Fascia degli asteroidi.
Come nella placca anche qui ci sono delle imprecisioni rispetto a quello che oggi sappiamo, in particolare la Luna non è considerata un pianeta, ma come satellite della Terra.

Gli elementi di rilievo che saltano subito all’occhio nel confronto tra la placca dei Pioneer e le stanza di DHwty è che entrambi usano i disegni e non un linguaggio alfabetico, l’unico linguaggio usato nella placca è quello matematico binario. Le nozioni astronomiche fornite sono simili, ma non identiche, per questo possiamo sostenere che si tratti di due civiltà simili di livello, ma che si sono sviluppate con modalità e forme di rappresentazione diverse. Esistono altre diversità che ritengo appartengano alla sfera delle categorie create dai nostri e dai loro scienziati. L’universo esiste comunque indipendentemente dalle categorie, queste sono solo un modo per capire. Plutone comunque esiste, che sia considerato pianeta o asteroide.  Abbiamo portato il livello del galleggiante – trasmettitore ai segnale di livello 0 = civiltà di pari livello.

Quando tracciamo un’ipotetica linea del tempo riusciamo a posizionare su di essa la civiltà egizia antica in un epoca ben precisa e per una durata conosciuta, ma non compare traccia di una civiltà anteriore pari o simile all’ attuale nostro livello scientifico.  Anzi i primi Egiziani erano molto vicini all’età della pietra, per cui si è portati ad escludere a priori qualsiasi possibilità di civiltà avanzata nel periodo anteriore, tanto più che gli archeologi non hanno trovato nessun reperto concreto che potesse sostenere questa tesi. In altre parole non è possibile che una civiltà avanzata esistesse contemporaneamente o precedentemente al tempo degli Egizi.
Tuto ciò che posso permettermi è “ipotizzare” sulla base dei reperti archeologici e considerare alcuni di questi come l’opportunità di decifrare un messaggio in bottiglia che i saggi sacerdoti egizi hanno cercato in tutti i modi di scrivere e conservare affinché arrivasse fino a noi, o meglio affinché arrivasse ad una civiltà in grado di capire ed è esattamente questo che fa alzare o abbassare l’asticella del livello.
Per continuare la mia ricerca devo saltare il fossato che divide la scienza dalla fantascienza, l’archeologia dalla fantarcheologia.

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