Un modello comunicativo
1. Stabiliamo una situazione comunicativa tra le più semplici.
Si vuole conoscere, ora nel nostro tempo, quale grado di cultura e progresso riproducono i testi delle tombe appartenenti ad un periodo storico del passato, ben preciso e localizzato nell’antico Egitto.
Riproduco qui di seguito il modello di processo comunicativo tra due macchine.
Definisco con 0 il punto di uguaglianza tra la nostra e la precedente civiltà.
Se il progresso ci sia o non ci sia,
se sia al di sopra o al di sotto dello 0,
quanto al di sopra, quanto al di sotto,
con quanta velocità sia salito o sceso ecc.,
sono tutte informazioni che ci possono venire solo da quel periodo storico chiuso tra due date, definito bacino di quella civiltà corrispondente alla FONTE o sorgente di informazione.
Supponiamo che in questo bacino ci sia una TRASMITTENTE.
Devo proporre un paragone forzato tra bacino idrico e bacino di cultura: nel bacino idrico posso mettere un galleggiante che giunto a livello 0 sensibilizzi una trasmittente capace di emettere un segnale. Nel bacino della cultura Egizia è stato messo un galleggiante, sotto forma di tomba in tutte le sue componenti, capace di TRASMETTERE informazioni ossia un SEGNALE lungo un periodo di tempo molto ampio: CANALE , per arrivare fino ai nostri archeologi: RICETTORE. Noi riconvertiamo il segnale, tramite la traduzione e la comprensione del SEGNALE stesso in un MESSAGGIO accessibile alla nostra cultura che è il DESTINATARIO.
Il destinatario è opportunamente istruito in modo tale che ricevendo il messaggio si muova di conseguenza variando opportunamente il giudizio sulla civiltà di partenza. Il metodo adottato da questa ricerca è quello di indagare i messaggi che ci arrivano dalle tombe, come se fossimo macchine fredde e calcolatrici, stabilendone il livello sulla base dei dati ricevuti e rispettando un codice stabilito. Non rientrano in questa fase altre logiche anche se legittime o di buon senso.
2. Quindi per avvertire il destinatario al momento in cui la cultura raggiunge il livello 0 bisogna inviargli un messaggio.
Qualcuno dal passato ha voluto inviarci un massaggio per indicarci il livello della loro cultura.
Pensiamo a questo messaggio nei termini di una lampadina accesa al momento stabilito. Come è chiaro che l’apparato destinatario sia una macchina e non ha modo di vedere o necessità che sia proprio quel tipo di segnale a dover essere utilizzato, basterebbe lo scatto di un relè…
…è altrettanto vero che la nostra cultura non ha bisogno della lampadina accesa, tuttavia nel linguaggio comune si usa dire: “ mi si è accesa la lampadina” quando si ha una nuova intuizione, ossia un nuovo stimolo non necessariamente meccanico, per cui continuo ad immaginare il messaggio, per comodità e semplicità, sotto forma di lampadina.
La lampadina costituisce il principio di un codice:
lampadina accesa significa livello 0 raggiunto, ossia civiltà pari al nostro livello,
lampadina spenta significa livello al di sotto dello 0, ossia civiltà al di sotto del nostro livello.
Il codice stabilisce già una corrispondenza tra un significante, lampadina accesa o spenta, e un significato, la disposizione che ha l’apparato ricettore a rispondere in un certo modo al significante. In questo senso il significato si distingue dal referente ossia il fenomeno reale a cui il segno si riferisce: il livello di cultura 0, perché l’apparato ricettore non sa che la cultura ha raggiunto un certo livello, ma è stato istruito ad attribuire un certo valore al segnale lampadina accesa e a rispondervi di conseguenza. Chi non avesse adeguate nozioni di semiologia troverà questo passaggio un po’ pesante, tuttavia le parole per esprimere correttamente il concetto sono queste; verranno affrontate e spiegate in maniera dettagliata più avanti. Per il momento a noi basta sapere che dal momento che siamo macchine, percepiamo un segale e di conseguenza ne trasmettiamo un altro, sarà il progettatore a stabilire che un segnale abbia un determinato senso e che il segnale di risposta ne abbia un altro derivante, per ora è opportuno escludere la mente umana dallo schema.
Dobbiamo introdurre a questo punto il concetto e la spiegazione di un fenomeno conosciuto come RUMORE. Il rumore è un disturbo che si potrebbe inserire sul canale e può alterare la struttura fisica del segnale. Può essere una serie di scariche elettriche o una improvvisa interruzione di corrente, che fa si che l’accidente “lampadina spenta”, per interruzione di corrente, sia inteso come messaggio stabilito “livello sotto lo 0”.
Nel nostro caso può verificarsi la situazione che dei ladri di tombe rubino totalmente o in parte o addirittura distruggano i trasmettitori, si può verificare anche che alcuni costruttori non esperti imitino le tombe inviandoci segnali non adatti. Nel caso delle tombe dei faraoni, appare evidente che siano delle copie, che tra una copia e l’altra i messaggi non siano del tutto uguali e lasciano molti dubbi sulla tomba che abbia dato origine alla trafila.
A questo punto si è delineata una situazione comunicativa corrispondente allo schema proposto.
3. Per ridurre al minimo i rischi del rumore devo complicare il codice. Poniamo che io istituisca due lampadine, A e B. Quando A è accesa significa livello al di sotto, quando A si spegne e si accende B, significa che il livello è al di sopra dello 0. In questo caso ho raddoppiato la spesa della comunicazione, ma ho ridotto le possibilità di rumore. Una interruzione di corrente spegnerebbe entrambe le lampadine, e il codice che ho adottato non contempla la possibilità “due lampadine spente”: sarei così in grado di riconoscere i non-segnali dai segnali.
Allo stesso modo posso intervenire con tre e più lampadine per risolvere la possibilità di ulteriori rumori. Operando in questo modo introduco nel codice elementi di “ridondanza” ossia mi appoggio su di una forma di ripetizione. Le tombe dei faraoni presentano questo tipo di ridondanza. Al proprio interno ci sono diverse lampadine, le più evidenti sono: A=la scrittura, B=le suppellettili, C=il sarcofago, D=la mummia. Posso ipotizzare di tener conto del DNA della mummia, a questo punto il livello della civiltà iniziale si alza notevolmente, o ipotizzare che la civiltà dei faraoni non sia quella iniziale, bensì una copia di una più avanzata.
Ma la ridondanza non significa solo che posso ripetere il messaggio per renderlo più sicuro, significa anche che il codice, così complicato, potrebbe permettermi di comunicare altri tipi di messaggio combinando le lettere tra di loro…Il codice fissa un repertorio di simboli, tra i quali posso scegliere quelli da attribuire a dati fenomeni. Gli altri possono rimanere come riserva, come possibilità non significanti (riconoscibili nel caso che si verifichi un rumore) pronti per indicare altri fenomeni che eventualmente mi paiono degni di comunicazione.
Basta attribuire un codice ai fenomeni che voglio rilevare e
dare le opportune istruzioni sia ai meccanismi trasmittenti che riceventi. In questo modo posso scegliere, nel repertorio
della combinazione dei simboli, qualcosa in più del semplice livello 0= civiltà
uguale alla nostra, per esempio:
·
-3=molto inferiore,
·
-2= mediamente inferiore,
·
-1=inferiore,
·
0= livello uguale alla nostra civiltà,
·
+1=superiore,
·
+2=mediamente superiore,
·
+3=molto al di sopra;
posso far corrispondere a ciascuno di questi livelli una
combinazione del codice. Nel nostro
caso le indicazioni date ai meccanismi trasmittenti si sono perse, vanno
ritrovate in ciò che viene trasmesso e nel modo in cui viene trasmesso.
4…con un codice del
genere la trasmissione si basa su una scelta alternativa, che possiamo indicare come una opposizione tra sì e no. O la lampadina è accesa o è spenta…Si ha
una opposizione binaria una
oscillazione massima tra 1 o 0, tra sì e no, tra aperto e chiuso.
Non è il caso di stabilire in questa sede se il metodo
binario appare come l’artificio più semplice per descrivere il passaggio di una
informazione, o se ogni tipo di comunicazione riposa sempre e comunque su una
meccanica binaria…ragioni di economia lo rendono preferibile ad altri.
Ritengo opportuno fare il punto della situazione. Guardando lo schema proposto nel punto 1 ci
troviamo nella casella “trasmittente”.
·
Abbiamo ipotizzato che un galleggiante sia anche
una trasmittente, dobbiamo precisare che non tutti i galleggianti siano
trasmittenti, ma solo quelli progettati per esserlo.
·
Abbiamo paragonato il galleggiante alle tombe
dei faraoni, anche in questo caso dobbiamo precisare che non tutte le tombe
siano trasmittenti, ma solo quelle dei faraoni progettate per esserlo.
Apro una parentesi per calare un argomento tanto astratto
nella cultura dall’antico Egitto. Una
leggenda dice che Thot abbia scritto alcuni libri, si pensa 42 in tutto, e li
abbia seppelliti in stanze segrete.
Ritengo che:
·
Nessuno scriva libri per poi seppellirli, di
solito si diffondono e si archiviano in librerie.
·
I libri scritti da Thot siano i testi delle
tombe dei faraoni.
·
Questo tipo di tombe siano le stanze segrete di
cui parla la leggenda.
Chiamerò le stanze dei faraoni capsule del tempo o meglio
stanze di Thot. Tutto questo per
eliminare l’equivoco collaterale che si genera quando parlo di tombe. Involontariamente spingo il lettore verso un
concetto di morte, sepoltura, aldilà, ecc., equivoco in cui sono caduti gli
archeologi, senza accorgersi e senza venirne fuori.
In questi testi Thot viene chiamato e scritto DHwty. Per rimanere nel tema di questo capitolo,
nella scrittura di questi due nomi si crea una opposizione, io scelgo
l’originale DHwty anche se è il meno usato e diffuso.
·
DHwty è il progettista della trasmissione che le
sue stanze sono in grado di eseguire.
·
E’ il progettista del come avviene la
trasmissione, argomento trattato nel prossimo capitolo.
·
E’ il progettista dei codici usati nella
trasmissione, argomento che tratteremo più avanti.
La scelta di DHwty rispetto ad altri dei non è mia, mi
attengo al testo della “mucca celeste” nel quale Ra dice:
237 tu sarai, nel mio posto, il mio sostituto.
238 allora uno dirà di te: DHwty vicario di RA.
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