Il codice
1 Nel bacino di
cultura dell’antico Egitto, come…
… nel bacino idrico,
potrebbero avvenire fenomeni di vario genere. L’acqua potrebbe
raggiungere infiniti livelli, con differenze infinitesimali. Se dovessi comunicare tutti i livelli possibili,
dovrei fare uso di un repertorio assai vasto di simboli, ed in effetti non mi servirebbe sapere se l’acqua è
aumentata o diminuita di un millimetro o due.
Devo inserire nel bacino idrico oltre al galleggiante
mobile, un secondo elemento fisso, sotto forma di una colonnina graduata, su di
essa scelgo di segnare con le tacche delle situazioni discontinue, discrete,
ritagliate nel continuum dei fatti possibili, e le leggo come fatti pertinenti
ai fini della comunicazione che mi interessa.
Una volta che ho stabilito che
m’interessa sapere se la civiltà passa dal livello -2 al livello -1 il fatto
che si trovi qualche millimetro sopra il -2 non mi interessa. Il livello non
sarà più -2 solo quando sarà ormai -1, il resto non mi riguarda, non è pertinente,
e quindi posso elaborare un codice che, tra le numerose combinazioni possibili
tra i quattro simboli A, B, C, e D, ne contempli solo alcune come le più
probabili.
Per esempio:
·
AB = -3
·
BC = -2
·
CD = -1
·
ABC = 0
·
AC = +1
·
BD = +2
·
AD = +3
In tal senso l’apparato destinatario può essere istruito in
modo che risponda adeguato alle combinazioni previste, e che non risponda alle
combinazioni non previste intendendole come rumore. Nulla esclude, come si era
detto, che le combinazioni non previste possano essere utilizzate quando si
vogliono differenziare maggiormente i livelli, identificando così altri tratti
pertinenti nel codice.
Ciò che è difficoltoso nella nostra ricerca è che l’apparato
destinatario ha perso le istruzioni e non è in grado di rispondere in modo
adeguato e nella teoria della comunicazione questo punto non è secondario. Nel
mito dei libri di DHwty si dice che Tolomeo II (285, 282 A.C.) sovrano egizio,
chiede al sommo sacerdote di poter consultare i testi. Venne incaricato un
principe di nome Neferkaptha per la ricerca, alla fine vengono ritrovati e
consultati dagli addetti, in seguito verranno seppelliti insieme al principe. Da questo racconto si possono dedurre almeno
due ipotesi: che i libri sono nelle tombe e che chi li legge non ne ricava nulla,
non li capisce ossia non risponde in modo adeguato. Perfino in quella data gli
egiziani antichi sembrano non conoscerne più l’utilizzo.
2 Ora c’è da
osservare come, già a questo punto, il concetto di informazione come
possibilità e libertà di scelta alla fonte, si sia scisso in due concetti,
formalmente uguali, ma denotativamente diversi.
·
Infatti abbiamo una informazione della fonte:
questa… va considerata come equiprobabilità… Questa informazione viene corretta
dal codice che stabilisce un sistema di probabilità. Al disordine statistico
della fonte sostituisce un ordine probabilistico. (galleggiante)
·
Abbiamo però una informazione del codice:
infatti, sulla basa del codice, posso elaborare sette messaggi diversi, in
situazione di equiprobabilità tra loro.
Il codice ha introdotto all’interno del sistema fisico un ordine e ha
ridotto le possibilità di informazioni, ma rispetto ai messaggi che può
generare, costituisce esso stesso, sia pure in modo ridotto, un sistema
equiprobabile. (colonna graduata)
Il messaggio singolo rappresenta una forma concreta, una
scelta di una e non di un’altra sequenza di simboli, costituisce un ordine
definitivo che si sovrappone al parziale disordine del codice.
Diremo dunque che nozioni come quella di
·
Informazione, opposta al messaggio
·
Disordine, opposta all’ordine
·
Di equiprobabilità, opposta a sistema di
probabilità
Sono tutte nozioni relative. La fonte è entropica rispetto al codice che
ne limita gli elementi pertinenti ai fini della comunicazione, ma il codice possiede
un’entropia relativa rispetto agli indefiniti messaggi che può generare…proprio
come si è giovani rispetto al proprio padre e vecchi rispetto al proprio figlio…
4 Tutte le osservazioni che abbiamo fatto valgono nella
misura in cui:
1.
C’è una fonte di avvenimenti, di informazioni,
distinta dal trasmittente in quanto elemento che seleziona, in base a codici, i
tratti pertinenti ai fini dell’informazione, scartando altri fenomeni.
2.
L’apparato destinatario è una macchina, che
risponde in modo univoco ai messaggi che riceve.
3.
C’è un codice comune all’apparato trasmittente e
al ricevente.
4.
La macchina in quanto trasmittente e in quanto
ricevente, non mette in discussione il codice.
Il problema cambia se noi variamo la situazione come segue:
1.
Prendo in luogo del destinatario un essere
umano, anche se manteniamo inalterata la situazione alla fonte.
2.
Ponendo in luogo della fonte un essere umano: in
tal caso fonte e trasmittente si identificano… non solo, ma spesso si
identificano fonte e codice, nel senso che l’unica informazione di cui dispongo
è il sistema di equiprobabilità consentitomi dal codice che uso.
3.
Assumendo che si abbiano casi in cui
trasmittente o ricevente mettano in discussione il codice.
Come vedremo, accettando queste condizioni, si passa
dall’universo dei segni all’universo del senso.
Prima di procedere nel mondo del senso, che come è
facilmente intuibile, renderà più complesso, sotto il profilo
dell’articolazione, ciò che abbiamo fin qui esaminato è utile riassumere e
rafforzare i concetti acquisiti dal punto di vista esclusivo della nostra
ricerca.
Nella prefazione abbiamo evidenziato il fatto che ci
occupiamo esattamente delle stesse informazioni e degli stessi oggetti che ci
propone l’archeologia e l’egittologia ufficiale; la variazione avviene sul rapporto
tra gli oggetti e la loro funzione.
Per questo motivo ritengo che l’archeologia ufficiale ci
fornisca gli oggetti in maniera molto puntigliosa.
Abbiamo scelto tra questi oggetti, le tombe dei faraoni e
non altre, e abbiamo affermato che oltre a essere tombe esse sono concepite e
realizzate come fenomeni di cultura quindi di comunicazione nel tempo.
Abbiamo preso in prestito dalla teoria della comunicazione
un modello di processo comunicativo, il più semplice ed efficace possibile.
Vediamo ora in modo più dettagliato gli oggetti della nostra
ricerca in funzione del modello proposto.
La fonte è l’intera cultura dei faraoni. Come in un bacino idrico si verificano
fenomeni metereologici di varia natura che cambiano il livello dell’acqua del
bacino, così in questo grande bacino di più di tremila anni sono avvenuti
grandi cambiamenti, per cui non abbiamo un’informazione monolitaca, ma la
civiltà è stata divisa per tappe nel tempo, come segue:
·
Periodo predinastico 2920 – 2575 AC
·
Regno antico
2575 –
2134
·
I° regno intermedio 2134 – 2010
·
Regno medio 2040 – 1640
·
II° periodo intermedio 1585 – 1550
·
Nuovo regno 1550 – 1070
·
III° periodo intermedio 1070
– 712
·
Periodo tardo 712 – 525
·
Dominazione persiana 525 – 343
·
II° dominazione persiana 343
– 332
·
Periodo greco romano 332 AC – 395 DC
Oltre a questa datazione ufficiale ne esiste una
leggendaria, che per bocca dei discepoli di Manetone, alto sacerdote
dell’antico Egitto, viene proposta come antecedente a quella già segnalata.
·
Periodo degli Dei 13.900 anni
·
Periodo dei semidei 5.212
·
Periodo dei morti 5.813
Per un totale di 24.925 anni.
Manetone viene collocato tra il III° e il IV° secolo AC e
scrive in greco, le stesse informazioni le troviamo sul papiro di Torino, la
pietra di Palermo e altri monumenti, con scrittura geroglifica.
L’archeologia ufficiale non accetta come possibile questa
ultima ipotesi di datazione per mancanza di reperti che identifichino sul
territorio una possibile civiltà antecedente e simile a quella egiziana. In realtà sono stati trovati solo manufatti
preistorici.
Per la legge dell’entropia relativa, devo lasciare aperta la
divergenza binaria : esistono due bacini.
All’interno del bacino ho messo un galleggiante
trasmettitore sotto forma di tomba. Per
il principio della ridondanza devo raddoppiare anche i trasmettitori. In realtà i due bacini sono autonomi, ma
comunicano. Il bacino mitico ha una
trasmittente, il bacino storico potrebbe essere paragonato a un ripetitore.
Nel nostro schema non è stato previsto questo strumento ma è
evidentemente necessario. Il ripetitore
è pensato come qualcosa che spinge il segnale più avanti nel tempo. Le stanze di DHwty non sono quindi solo
galleggianti, ma anche ripetitori, in altre parole non creano il segnale, ma lo
trasmettono; non deve essere capito, ma semplicemente ripetuto. Dal momento che ho alcune combinazioni di
riserva tra ABCD, ne posso usare una per indicare questa esigenza.
Abbiamo affermato che nella teoria della comunicazione
l’informazione non va identificata con la nozione che mi viene comunicata.
Quindi che si tratti di leggenda che sia posizionata prima o dopo sulla linea
del tempo non è pertinente, conta invece la misura di una possibilità di scelta
nella selezione del messaggio.
Le scelte sono facilitate da una colonnina graduata, ossia
da un sistema di elementi e combinazioni prefissate che chiamiamo codice.
Questo codice deve essere in possesso sia di chi trasmette
sia di chi riceve, siamo ancora nel mondo delle macchine e le macchine devono
essere programmate per una funzione. Manetone ci presenta una nuova fonte, ma
non ci informa sul codice. Per trovare il codice dobbiamo passare alla
sostituzione della macchina con la mente umana complicando ulteriormente il
modello di base.
Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.