domenica 30 dicembre 2018

Semiologia - Prefazione

www.moliner.it/semiologia/default.html

Semiologia applicata


In questa esposizione mi domando se sia possibile e che senso possa avere una ricerca semiologica adattata alla civiltà dell’antico Egitto, in modo più concreto e ristretto, adeguata ai cosiddetti “testi delle tombe” o “delle piramidi”.
Cioè: una ricerca che veda tutti i fenomeni di questa specifica cultura come fatti di comunicazione che diventano comprensibili in riferimento a codici.
Che siano ritrovamenti archeologici, monumenti, templi, tombe, suppellettili, oggetti comuni, disegni murari, geroglifici su papiri, sito geografico, clima ecc., non costituisce oggetto di discussione. “la ricerca semiologica si trova sfidata da quelle comunicazioni che sembrano naturali, immotivate, analogiche e spontanee e più ancora da quei fatti di cultura il cui fine primario non sembra la comunicazione, come una costruzione abitativa, un tempio, un bastone da lavandaio o un sistema di rapporti sociali o regole di una religione.

Se la ricerca semiologica dovrà riferirsi con insistenza alle scoperte degli archeologi, dei decifratori, dei teorici di quella cultura, tuttavia i suoi strumenti non possono ridursi né a quelli degli archeologi né a quelli dell’informazione pura e semplice.
“Qui si verifica una contestazione possibile: il non visto si applicherebbe non a un nuovo soggetto, ma a un vecchio oggetto sotto nuovo profilo.
E’ un po’ come se Tolomeo avesse contestato a Galileo di star studiando esattamente lo stesso Sole e la stessa Terra dell’astronomia classica, salvo la piccola e burocratica variazione di voler considerare la Terra in rapporto al Sole anziché il Sole in rapporto alla Terra.
Ora, può darsi che l’apporto semiologico non attui una gran rivoluzione, ma la rivoluzione vuol essere modestamente Copernicana”.

Nel dubbio che qualche lettore non conosca o non ricordi ben il contenuto e le parti che costituiscono l’argomento, espressi in maniera molto chiara nel libro “La struttura assente”, procederò di pari passo con il testo di U. Eco, almeno per i primi capitoli, in modo da fornire un minimo di strumenti comuni a chi si appassionerà a questa ricerca.
Mi sono preso la libertà di adattare direttamente il bagaglio, necessario a comprendere in generale i meccanismi della comunicazione, all’argomento particolare che mi propongo di affrontare.

Per un’indagine pratica dei testi antichi ho dovuto creare un’analisi semantica strutturale basata sull’elaborazione del “sema”.
Tra le mille possibilità a disposizione ho scelto e adottato uno specchietto tratto dal libro “Gli indoeuropei e le Acque” di Franco Rendich.
Nella sua ricerca l’autore si propone “di dimostrare che il sanscrito e il latino sono derivati da una lingua madre, definita come indoeuropeo, che conferisce un preciso significato ai suoni delle consonanti e delle vocali, considerate dai grammatici come vere e proprie radici primarie, e che per esprimere le innumerevoli azioni e vicende umane, raggruppava tali suoni seguendo rigorosi criteri logici”.
Con il trascorrere dei secoli queste regole sono state abbandonate e irrimediabilmente perdute, sia come uso che come memoria; tanto che oggi si sostiene che una sana etimologia non ha nulla da spartire con il suono.
Noi invece partiremo proprio dal suono dal suo significato e dalla sua rappresentazione più essenziale.

TABELLA DI FRANCO RENDICH

A        = avvio dell’azione o suo compimento
I -  Y   = moto continuo
U- W  = stasi concentrazione
R       = muovere  verso, raggiungere, giungere
K       = moto curvilineo
G      = moto tortuoso
C      = moto circolare
T      = moto tra due punti
D      = luce 
N      = acqua
P      = purificazione
M     = limite
V      = separazione
S      = vicinanza
H      = spostamento
J      = moto diritto in avanti

Questa tabella di base verrà man mano arricchita, nella nostra ricerca, con concetti più complicati, per esempio:
T      = attraversare. Che praticamente è il moto tra due o più punti
S     = legame, trattenere. Entrambi indicano una vicinanza forzata. Ecc..

Le ragioni che mi hanno indotto a realizzare il lavoro in questo modo sono quelle di dover affrontare argomenti al limite della leggenda e della fantascienza con parole e spiegazioni logiche accettabili.
Il pericolo e lo sforzo maggiore l’ho trovato nel tentativo di spiegare situazioni inesplorate con un linguaggio vecchio e inappropriato, in alcuni casi non esistono, nel nostro vocabolario, i termini che esprimono i concetti. In questi casi opero uno o più paragoni per dare un’idea di ciò che intendo dire, anche se in modo poco esauriente.
Non intendo indagare in modo completo ogni possibile via che si presenti, ma mi propongo di fornire un metodo che serva come matrice a ogni lettore che voglia trasformarsi in un possibile ricercatore e trovare così le proprie risposte in autonomia.

SDS

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.